Titoli e parti di libri che mi sono piaciuti

Da "Strana storia sulla sponda del fiume"
di Banana Yoshimoto

...
"Hai qualcosa che fa sentire l'altra persona tranquilla, e nello stesso tempo ti dà la sensazione che possa sempre succedere qualcosa di nuovo, di diverso. Non so come chiamarlo... un senso di speranza, di potenzialità."
...


Da "Lucertola"
di Banana Yoshimoto

In queste pagine la chiamerò Lucertola. Non per il piccolo tatuaggio a forma di lucertola che ha all'interno della coscia. Ha occhi neri e tondi. Occhi da rettile, impenetrabili. Fisicamente è minuta, ed è fredda in ogni parte del corpo. È sempre così fredda che vorrei avere mani abbastanza grandi per avvolgerla tutta. Non sarebbe come tenere tra le mani un uccellino o un coniglietto. La sentirei strisciare lungo il palmo con i suoi piedi appuntiti un po' alieni facendomi il solletico, e se provassi a guardare vedrei guizzare una piccola lingua rossa e nei suoi occhi simili a biglie di vetro ci sarebbe riflesso il mio viso triste che sembra chiedere qualcosa da amare. Mi dà la sensazione di una creatura così.


Da "Sulla sponda del fiume Piedra mi sono seduta e ho pianto"
di Paulo Coelho

Questo libro in realtà non l'ho letto, mi ha mandato questo stralcio Melania. E' molto bello e ho deciso di inserirlo qui.

Siamo rimasti lì, tenendoci le mani per lungo tempo.
Leggevo nei suoi occhi le paure ancestrali che il vero amore pone come prove da superare. Scorgevo il ricordo del rifiuto della notte precedente, il lungo tempo che avevamo trascorso separati e gli anni del seminario, passati alla ricerca di un mondo dove queste cose non accadono. Leggevo nei suoi occhi tutte le volte che aveva immaginato questo momento, gli scenari che aveva costruito intorno a noi, la pettinatura che avrei avuto e il colore dei miei abiti. Avrei voluto dirgli "si", lui era il benvenuto, il mio cuore aveva vinto la battaglia. Avrei voluto confessargli quanto lo amavo, quanto lo desideravo in quel momento. Ma sono rimasta in silenzio. Ho assistito, come se si trattasse di un sogno, alla sua lotta interiore. Ho visto che aveva davanti a sè il mio "no", la paura di perdermi, le dure parole che aveva già udito in momenti simili: momenti che abbiamo attraversato tutti e dai quali abbiamo ricevuto tante ferite.
I suoi occhi si sono illuminati di un bagliore diverso. Sapevo che stava superando tutti quegli ostacoli. Allora ho liberato una mano, ho preso un bicchiere e l'ho spostato sul bordo del tavolo.
"Cadrà," ha detto lui.
"Esatto. Voglio che tu lo faccia cadere."
"Rompere un bicchiere?"
Si, rompere un bicchiere. Un gesto in apparenza semplice, ma che implica terrori che non giungeremo mai a comprendere appieno. Che cosa c'è di sbagliato nel rompere un bicchiere di poco valore, quando tutti noi, senza volerlo, abbiamo già fatto la stessa cosa nella vita?
"Rompere un bicchiere?" ha ripetuto. "Per quale motivo?"
"Posso spiegartelo," ho risposto. "Ma, in verità, è solo così, per romperlo."
"Per te?"
"No, è chiaro."
Lui guardava il bicchiere sul bordo del tavolo, preoccupato che cadesse.
"E' un rito di passaggio, come dici tu stesso," avrei voluto spiegargli."E' la cosa proibita. Non si rompono i bicchieri di proposito. In un ristorante, o nelle nostre case, ci preoccupiamo che i bicchieri non finiscano sul bordo del tavolo. Il nostro universo esige attenzione, affinchè i bicchieri non cadano per terra."
"Eppure," pensavo ancora, "quando li rompiamo senza volerlo, ci accorgiamo che non è poi tanto grave. Il cameriere ci dice: "Non ha importanza", e io non ho mai visto includere un bicchiere rotto nel conto di un ristorante. Rompere bicchieri fa parte del caso della vita e non provoca alcun danno reale: nè a noi nè al ristorante nè al prossimo."
Ho dato uno scossone al tavolo. Il bicchiere ha ondeggiato, ma non è caduto.
"Attenta!" ha detto lui, d'istinto.
"Rompi quel bicchiere," ho insistito io.
"Rompi quel bicchiere," pensavo, "perchè è un gesto simbolico. Cerca di capire che io, dentro di me, ho rotto cose ben più importanti di un bicchiere e ne sono felice. Pensa alla lotta che divampa dentro di te e rompi questo bicchiere. Perchè i nostri genitori ci hanno insegnato a fare attenzione con i bicchieri e con i corpi. Ci hanno spiegato che le passioni dell'infanzia sono impossibili, che non dobbiamo distrarre gli uomini dal sacerdozio, che gli individui non fanno miracoli e che nessuno parte per un viaggio senza una meta precisa. Rompi questo bicchiere, per favore, e liberaci da questi maledetti preconcetti, dalla mania che sia necessario spiegare tutto e fare solo quello che gli altri approvano."
"Rompi questo bicchiere," gli ho ripetuto.
Mi ha fissato negli occhi. Poi, lentamente, ha fatto scivolare la mano sul piano del tavolo, fino a toccare il bicchiere. Con un movimento rapido, lo ha spinto giù.
Il rumore del vetro infranto ha richiamato l'attenzione di tutti. Invece di mascherare il gesto chiedendo scusa, lui mi ha guardata sorridendo e io ho ricambiato il gesto.
"Non ha importanza," ha esclamato il ragazzo che serviva ai tavoli.
Ma lui non lo ascoltava. Si è alzato e, mettendomi le mani tra i capelli, mi ha baciato.

Da "La maga delle spezie"
di C. B. Divakaruni

"Ma che aspetto ha questo coltello, starete pensando. Ha un'aria comunissima, perché tale è la natura della magia più profonda. La magia più profonda che si nasconde nel cuore della nostra vita di ogni giorno, un guizzo di fuoco, se solo avessimo occhi per vedere. "

"
- Di cosa si trattava?
- Semplicemente di me stesso, ma negli occhi mi leggevo la morte. Occhi morti che mi fissavano. In quesll'istante ebbi la certezza di aver completamente sprecato la mia vita.
- Perché sprecato, Raven?
- Perché non ricordavo, da adulto, di aver mai reso nessuno davvero felice né di esserlo stato io stesso.
Americano, la verità delle tue parole mi colpisce. Nel loro bagliore accecante mi costringo a riesaminare la mia vita. Io così orgogliosa di aver soddisfatto i desideri di tante persone, quante ne ho rese felici? E quanta felicità ho dato a me stessa?"

"Ho il cuore così pieno di dolore che sono costretta ad aggrapparmi alla ringhiera per non cadere. Possono due persone, per quanto profondo sia il reciproco amore, farsi davvero capire l'una dall'altra? Spiegare le ragioni? Vale veramente la pena di provarci?"